Cosa significa chiudere il teatro

Questo lunedì, dopo il nuovo dpcm del 25 ottobre, è una giornata difficile per molti che nel nostro settore lavorano.

Vi lasciamo una riflessione di Tlon, che molto ci fa pensare. Siamo consapevoli che dal 15 giugno 2020, moltissimo è stato fatto per tornare a fare spettacoli, nella massima sicurezza per il pubblico e per noi lavoratori. Siamo stati rigidi, come ci è stato chiesto. Siamo tornati in scena consapevoli di questo presente pandemico e abbiamo lavorato per creare e immaginare progetti nuovi, scenari possibili. Non dimenticando che il mestiere che facciamo è anche quello di far emozionare e riflettere, perchè lo sappiamo: la cultura è cura dell’anima. Per cui fioi, duri i banchi!

Chiudere il teatro come gesto protettivo (senza chiudere le chiese, le aziende, le industrie) è un atto violento e simbolico, per due ragioni distinte ma fondamentali. Prima di tutto rappresenta la rinuncia al teatro come luogo di creazione e manifestazione della comunità. È il simbolo del fallimento non di un governo, ma di un intero sistema politico e sociale. Allo stesso tempo, questa scelta blocca ancora una volta un’industria culturale e impedisce a decine di migliaia di persone di lavorare, rendendo disastrosa una condizione già difficile e precaria. Questo accade perché il lavoro teatrale viene considerato un passatempo, o al massimo un lavoro di serie B. Ma il teatro non è intrattenimento: è il tempio del rito collettivo, è la chiesa della religione umana. La scelta di chiudere i teatri (e gli eventi culturali in genere) sottolinea l’orrore di una società che considera sacrificabili i luoghi culturali anche quando vengono messi in sicurezza. Si parla con dispiacere di questa scelta, ma senza sostegni concreti. In questi mesi non è stata immaginata un’alternativa per garantire il lavoro di chi opera nel settore culturale, come è invece accaduto per tante altre industrie. Non si considera la cultura come nutrimento essenziale di tantissime persone e come unico lavoro – oltre che vocazione – di tantissime altre. In questo momento bisogna unirsi: attori e attrici, tecnici, agenti, compagnie indipendenti, piccoli teatri. Da una situazione come questa si può uscire solo con creatività e lungimiranza, e soprattutto mettendo insieme idee e energia per uno scopo comune.

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