di e con Andrea Pennacchi
Accompagnamento musicale di Giorgio Gobbo
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La lezione spettacolo Una feroce primavera racconta le gesta del buon soldato Bepi alla Prima Guerra Mondiale, il suo arruolamento volontario, l’esperienza nel conflitto, la disillusione, il legame coi compagni, la fragilità della condizione umana. Il venetissimo Bepi diventa una sorta di antieroe sovrannazionale, che dà voce a tutti quelli che nelle trincee sperimentarono l’indicibile, ma anche lo slancio giovanile verso la lotta e la vita, “ridendo come degli ebeti”.

Lo storytelling scritto da Pennacchi accompagnato dalla chitarra di Giorgio Gobbo (ex Bottega Baltazar), è epico, spesso comico, a tratti commovente. Una voce e un corpo che senza trucchi di scena riescono con la forza delle parole e dell’immaginazione a dar vita a personaggi e vicende che sfilano come immagini vive nella mente di chi ascolta. Non deve sorprendere dunque che il racconto inizi a metà degli anni ’70, in una notte di giugno: nelle parole di Pennacchi il passato è un palcoscenico in cui mettere in scena ciò che è utile e necessario nel presente, perchè la memoria appartiene ai vivi, dice l’Ecclesiaste, e non ai morti.
Una feroce primavera, è stata replicata con successo in tantissimi istituti superiori del Veneto a partire dal 2014, grazie ad ARTEVEN – circuito teatrale regionale. Si basa su diari e testimonianze di chi quella guerra la visse dal basso, truppa e ufficiali subalterni, tra i quali non sarà difficile riconoscere echi di Gadda, Lussu, Ungaretti, Junger, Kipling, Hemingway…

È una prospettiva un po’ sbilenca, lontana dalle retorica della “grande guerra patriottica” (ma in qualche modo anche”diversamente” pacifista) e rispettosa delle centinaia di migliaia di caduti, della loro gioventù, dei loro sogni.

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