spettacolo in lingua inglese per le scuole superiori
liberamente tratto da Gulliver’s travels
di Jonathan Swift
adattamento drammaturgico Josh Lonsdale
per la regia di Lorenzo Maragoni
con Alessandra Quattrini, Giulia Briata, Josh Lonsdale e Mitch Salm
musiche di Giorgio Gobbo produzione Teatro Boxer | Pantakin
organizzazione Marialaura Maritan
foto e video Serena Paraniti
ideazione grafica Gloria Maritan

I viaggi di Gulliver è una discesa nelle zone più oscure del comportamento umano. Tutto di noi viene messo in discussione, tutto quello che riteniamo normale va ripensato radicalmente. È un attacco frontale alle nostre abitudini, alle nostre certezze: lo è stato per i contemporanei di Swift e può esserlo – in modo incredibilmente corrosivo – anche oggi.

Per la nostra versione teatrale, è stato necessario lavorare sotto due ipotesi: la lingua inglese, e un testo non teatrale. Abbiamo quindi lavorato sull’accessibilità della lingua (con l’utilizzo di un vocabolario colloquiale, con le parole chiave messe in evidenza, e con dei brevi inserti in italiano all’inizio di ogni viaggio, simili a quelli che lo stesso Swift mette prima di ogni capitolo), e su un’efficace trasposizione scenica di un romanzo che per sua natura è molto distante dal teatro: giganti, lillipuziani, isole volanti, cavalli parlanti: come si può rappresentare tutto questo in scena?

 

Per quanto riguarda la forma, abbiamo quindi fatto ricorso a tutta la nostra immaginazione, fantasia e a tutti gli strumenti artistici che ci sono venuto in mente per costruire un enorme laboratorio in cui creare uno spettacolo che cambiasse continuamente, grazie a uno straordinario lavoro di gruppo: in scena c’è teatro verosimile, inverosimile, surreale, c’è teatro fisico, c’è il mimo, c’è teatro che ricorda i cartoni animati; c’è tantissima musica, strumenti e canto, con canzoni originali e inaspettate cover, c’è la maschera, l’uso degli oggetti, e c’è l’apporto del video girato e proiettato in tempo reale. È una grande, semplicissima macchina del teatro: un luogo in cui attori e spettatori possono giocare e viaggiare insieme.

Per quanto riguarda il contenuto, abbiamo voluto radicalmente rifiutare l’idea de I viaggi di Gulliver come un romanzo per ragazzi, come è stato assorbito e proposto dalla storia recente, e restituirgli lo stato di satira divertita ma feroce, di mina vagante, di amarissimo elogio della misantropia, scritto da un autore che dell’umanità era follemente innamorato e che attraverso il divertimento se ne proponeva il cambiamento. Allora ci siamo chiesti cosa siano, oggi, questi viaggi, e come l’adolescenza sia legata proprio a questa misantropia. Abbiamo cercato di andare a fondo dentro questi temi, dentro le abitudini, i miti, le paure e le insicurezze della generazione adolescente oggi. Abbiamo cercato di interrogare il nostro tempo presente, che ci fornisce una forse virtuale, ma non per questo meno attraente, possibilità di viaggiare, e che a volte ci fa forse perdere la strada per tornare a casa.

Abbiamo voluto affrontare frontalmente il pubblico, cercare di sorprenderlo e lasciarlo con delle domande attive e pulsanti dentro di sé: domande che potranno, per chi lo vorrà, trovare terreno di elaborazione e sperimentazione nella vita personale, individuale e condivisa. Abbiamo voluto infine prestare particolare cura alla scoperta del teatro come luogo in cui ci si possa sentire rappresentati, ascoltati, visti; come luogo in cui rivedersi, ridere con affetto di sé stessi, mettersi attivamente in discussione. Come un luogo cui viaggiare, a cui tornare, da cui ripartire.

Vedi il trailer al link https://youtu.be/1vhnrAu7jK8
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